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sabato 2 dicembre 2017

L'elisir di lunga vita

Di mio nonno materno, che non ho mai conosciuto, conosco principalmente due passioni: la lirica e la tecnologia. Sulla prima poco da dire; ma sulla seconda, consideriamo che siamo negli anni '50 e '60, è il periodo del boom economico e si affacciano i primi apparecchi casalinghi. Per molti, sono il televisore e il frigorifero; per mio nonno, tra gli altri, l'antesignano del registratore a nastro: il magnetofono Geloso.


Lo utilizzava, tra le altre cose, per registrarsi cantare le arie d'opera, con apprezzabili risultati, per essere un dilettante. Ovviamente quei nastri sono un ricordo per i figli, e di conseguenza hanno un valore inestimabile.
Problema: i nastri del Geloso vengono riprodotti solo dal Geloso. Poi negli anni '80 sono arrivati nelle nostre case i registratori a cassetta: che altro non erano che la "miniaturizzazione" del Geloso. Conseguenza: le vacanze di Natale degli anni '80 io me le ricordo passate a fare vari tentativi di passare le registrazioni canore di nonno alle cassette. Non ricordo quante ne abbiamo fatte, forse un paio; non era per niente facile, i vari cavi coi jack ed altri tipi di connettore erano di là da venire. Non so dove sono le cassette, ricordo di averle ascoltate un paio di volte ma molti anni fa. Sarebbe naturale passarle in digitale, pur con tutti i limiti di qualità che sono facilmente immaginabili; ma sempre meglio che niente. Allora sì che avremmo risolto definitivamente il problema.

Definitivamente? Ne siamo proprio sicuri?
Già, perché sarà anche vero che avremmo i nostri file, "eterni" dal punto di vista del contenuto informativo, ma il supporto? I dischi ottici (CD, DVD, BR) eterni non sono per niente: quelli masterizzati durano una decina d'anni, mica secoli (quelli stampati durano sicuramente di più, se non vengono graffiati...). I dischi meccanici sono quelli più soggetti a guasti, appunto, meccanici, ed essendo comunque magnetici possono subire danni anche da campi elettrici troppo intensi. I dischi a stato solido (e i drive USB, il principio è lo stesso) hanno un limite non così alto sui cicli di scrittura. I nastri magnetici, peraltro usati solo in ambito professionale, possono danneggiarsi e smagnetizzarsi. Di fatto, non esiste un supporto che garantisca durata lunga a sufficienza per quei dati che non possiamo permetterci di perdere. Non so cosa ci riserva il futura, dal punto di vista di nuove tecnologie; per quel che mi ricordo dai miei lontani studi di chimica e fisica, i materiali più duraturi sono costosissimi (oro e diamanti, per fare gli esempi più noti).


Sembra un problema senza via d'uscita, ma in realtà ripensiamo al problema iniziale: l'unico modo sensato per allungare la vita ai nostri ricordi è semplicemente quello di travasarli da un supporto ad un altro, in continuazione, fino a che ne avremo voglia. Nel caso dei dati digitali, copiarli. Da un supporto ad un altro, potenzialmente all'infinito. Purché si abbia l'accortezza di avere sempre più di una copia a disposizione, e fare le nuove copie prima che accada qualche guaio alle vecchie.

E comunque, i lettori più attenti noteranno che il principio cardine di questo approccio è lo stesso che risolve un altro tipo di problema: i backup...

domenica 4 dicembre 2016

Perdere dati... ma anche no!

Un vecchio adagio degli informatici recita: "Chi utilizza i computer si divide in 2 grandi categorie: chi ha perso dati, e chi li perderà." Amarissima verità.
Perdere dati, in concreto, significa perdere file (che altro non sono che la forma con cui i dati vengono memorizzati su dischi, chiavette, etc.); e perdere può significare: smarrimento; cancellazione accidentale; impossibilità di lettura; rottura del supporto fisico su cui si sono memorizzati. In ogni caso, sono tutte cose che succedono continuamente, e che nonostante tutti gli sforzi, non si possono evitare completamente.

Ma la soluzione c'è, e si chiama backup (o, in italiano, copia di sicurezza): basta che abbiamo i file in 2, meglio 3 copie sparse su supporti (o luoghi) differenti. Facile, ma un problema c'è: farlo è una rottura di scatole, e necessita di tempo e impegno. Gli ingredienti necessari sono:
  1. conoscere quali sono i file da copiare
  2. avere a disposizione una locazione realmente alternativa
  3. fare le copie e aggiornarle quando necessario
Il punto 1 è per assurdo il più difficile per molti: l'automazione che i software, giustamente, ci offrono, di fatto nasconde ai più il dettaglio tecnico su come le informazioni vengono memorizzate. L'esempio lampante è il programma di posta elettronica: i messaggi sono memorizzati in una struttura predefinita di file e cartelle, che in alcuni casi (Microsoft Outlook, per non fare nomi) è anche soggetta a pericolosissimi casi di corruzione, o al raggiungimento dei limiti strutturali che impediscono il normale funzionamento del programma; e il recupero della situazione è, nel migliore dei casi, un incubo!
Quindi ora prendete un bel respiro e fate così: cercate di fare mente locale di tutto quello che avete memorizzato sul vostro computer/tablet/smartphone, ed immaginatevi, per ogni elemento, la vostra reazione alla scoperta che non l'avete più. Qualche esempio: le foto sono uniche, non si possono rifare uguali; i documenti si possono riscrivere, ma con quanta fatica e comunque non con lo stesso identico risultato; le mail spariscono, e basta. Tutto ciò per cui la reazione immaginata è la disperazione, va copiato, non importa quanta fatica ciò vi costi. Armatevi di coraggio, trovate il tempo, informatevi o fatevi aiutare, ma fatelo, e il prima possibile!

La cosa importante è fare la(e) copia(e) in posti realmente diversi (punto 2). Purtroppo bisogna tenere conto anche di come agiscono certi virus, per cui ecco alcuni consigli.
I dischi ottici (CD, DVD, Blu-Ray) vanno benissimo, a patto che stiate facendo un'archiviazione, cioè i file in questione non debbano essere mai più modificati. Tenete comunque presente che anche questi supporti non durano in eterno...
I servizi di memorizzazione online (comunemente chiamati "cloud") vanno benissimo, ma hanno il problema dello spazio limitato (almeno per i servizi gratuiti), ed alcuni hanno anche sospetti problemi di privacy... quindi evitate di metterci le vostre buste paga o le foto imbarazzanti.
Dischi esterni (accessibili via USB o rete) vanno benissimo, a patto che non siano permanentemente accessibili al computer, poiché eventuali malfunzionamenti di questo possono ripercuotersi su tutti i dischi (tipicamente questo vale per i virus, come i ransomware).
L'errore peggiore, invece, è copiare i dati su una partizione diversa ma dello stesso disco fisico... semplicemente, è inutile.
Qualsiasi metodo utilizziate, almeno una copia deve essere geograficamente lontana, perché avere tutti i supporti fisicamente vicini li espone al rischio della distruzione simultanea in caso di incidenti gravi, come incendi o terremoti (esperienza personale, per fortuna senza conseguenze).

Per quanto riguarda il punto 3, basta ricordarsi che non è sufficiente fare lo sforzo di fare le copie una volta per tutte: vanno continuamente aggiornate con le modifiche o con i nuovi dati. Per fortuna ci possono venire in aiuto diversi programmi dedicati proprio a questo (spesso i dischi esterni ne hanno uno in dotazione): normalmente fanno il confronto (o in automatico, o su vostro comando) tra dischi/cartelle distinte, anche remote, e copiano i file necessari, ed in caso di necessità, li ripristinano.

Ultimo consiglio: almeno per le cose più importanti non affidatevi ad altri, nessuno meglio di voi conosce la reale situazione dei vostri dati, e inoltre dovete essere in grado di ritrovare le vostre copia da soli, senza dover chiedere informazioni.
Seguendo questa pratica, la perdita di dati può essere realmente minimizzata, limitandosi a dati poco importanti; purtroppo ritengo impossibile eliminarla del tutto.

sabato 3 dicembre 2016

Il pericolo ransomware

La settimana che sta finendo ha portato agli onori della cronaca, almeno quella di settore, 2 episodi gravi: l'attacco che ha mandato offline milioni di utenti internet in Germania, e il ricatto informatico subito dalla Metropolitana di San Francisco. Sul primo non spendo parole in quanto ripropone lo stesso tema già trattato nel mio primo post. Sul secondo invece vale la pena di soffermarsi, anche perché personalmente lo ritengo il pericolo maggiore a cui siamo sottoposti tutti noi internauti, in questo momento storico.

Il ricatto in questione avviene attraverso una categoria particolare di virus, denominato "ransomware" (ransom in inglese è appunto ricatto), il quale agisce rendendo il nostro dispositivo in qualche maniera inservibile, e pretendendo soldi per "sbloccarlo". Il pagamento, per quanto mi riguarda, non è un'opzione: intanto perché si andrebbe ad alimentare il giro criminale ed a renderlo ulteriormente appetibile; inoltre, il pagamento normalmente è piuttosto complesso (viene richiesto di effettuarlo in bitcoin, una moneta virtuale ma dal valore reale, attraverso la cosiddetta "darknet", cioè quella porzione di internet usata soprattutto, non a caso, per commettere crimini).
Nella mia esperienza, una volta colpiti, resta poco da fare: estirparlo è complicato, e quasi sempre è necessario reinizializzare completamente il dispositivo, operazione lunga e non alla portata di tutti. In più, i dati spesso vengono persi, per effetto della reinizializzazione o perché vengono cifrati (è infatti questa la tecnica più diffusa per il blocco). In rari casi (solo se  i criminali sono degli sprovveduti) esiste la possibilità di decifrare i file; ma è comunque un'operazione non banale e lunghissima.

L'unica possibilità è difendersi ed essere pronti a questa eventualità.

La prima  e più importante difesa è il nostro comportamento! I ransomware (e più in generale tutti i virus) al giorno d'oggi si diffondono come allegati alle mail, come falsi avvisi di sicurezza o finti programmi da scaricare che si trovano sui siti web (attenzione: non solo quelli pornografici o per trovare materiale privato, capita anche su siti assolutamente normali), sulle chat, e solo raramente diffondendosi via rete da un dispositivo ad un altro. Esistono anche altri metodi di diffusione, ma in ogni caso è assolutamente necessario che siamo tutti in grado di riconoscere questi pericoli e quindi evitare di fare operazioni di cui non siamo assolutamente certi. Non dobbiamo  fidarci se non delle fonti che conosciamo con assoluta certezza, sapendo che i criminali fanno a gara per trovare il modo di confonderci e ingannarci! In definitiva, mai fidarsi, su internet.

Dal punto di vista tecnico, le difese ci sono. La più ovvia è l'antivirus: averlo e tenerlo aggiornato è indispensabile! Ma anche il miglior antivirus ha delle limitazioni, la prima delle quali è che tra l'uscita di un nuovo virus e l'aggiornamento che lo riconosce passano alcune ore, durante le quali siamo indifesi (succede; esperienza personale).

Ma cosa facciamo se tutto ciò non basta? Mettiamoci l'animo in pace e ripartiamo da zero. In realtà se siamo stati previdenti possiamo non ripartire proprio da zero, e limitare i danni in termini di tempo e dati persi. Essere previdenti significa avere salvato il contenuto del nostro dispositivo da "un'altra parte": i backup. Argomento questo talmente importante da meritare un post dedicato. Adesso mi preme sottolineare che dobbiamo averci pensato prima che si presenti il problema. Tra poco quel "prima" potrebbe diventare "tardi".